mercoledì 22 settembre 2021
HAIKU LIBERI PER ROMA
sabato 18 settembre 2021
LA PERCEZIONE DISTORTA DEI CRIMINI CONTRO LE DONNE
LA PERCEZIONE DISTORTA DEI CRIMINI CONTRO LE DONNE
La Palombelli ha superato se stessa. Non è nuova a esternazioni da far accapponare la pelle. Si è ripetuta tante volte contro le donne a favore degli uomini in situazioni limite. Quello che ha esternato oggi, in televisione, in fascia non protetta, in un programma nazionalpopolare, è il superamento della legalità. Ben vengano tutte le proteste che sono arrivate da ogni parte, ma non basta.
In un paese dove ogni 72 ore una donna muore per mano di un uomo, quasi sempre marito, compagno, fidanzato o ex o quasi ex, dove ci sono stati 83 femminicidi da inizio anno e 7 negli ultimi 10 giorni, dove ogni 131 minuti una donna denuncia una violenza sessuale subita, cioè una media quotidiana di 11 stupri ed abusi non taciuti a cui devono sommarsi tutti i reati non denunciati, dove ogni mese sulle scrivanie della direzione centrale di polizia criminale si conta una somma di 300 nuovi fascicoli nuovi, in questo paese la Palombelli parla ed è libera di parlare.
In un paese dove le vittime di reati sessuali al di sotto dei 18 anni sono oltre il 70% del totale, dove gli stupri di gruppo sono in salita arrivando al 93% del 2020 contro l’83% dell’anno precedente, dove nei primi quattro mese del 2021 le giovani e giovanissime sono il 100% delle vittime di due o più stupratori, dove la nazionalità predominante dei predatori sessuali è italiana con il 72%, in questo paese la Palombelli parla ed è libera di parlare.
Per una come me, per tante come me, è difficile
parlare di politiche femminili ad ogni piè sospinto. Sembra che
l’argomento “condizione e discriminazione di genere” debba
essere relegato alla sociologia, alle scienze comportamentali,
all’antropologia, alla giurisprudenza e mai alla politica. Sono
discorsi che vi annoiano, che annoiano i maschi e spesso anche le
donne.
E se vi annoiano siete complici delle esternazioni della Palombelli.
E se non chiedete alla politica di fare quel salto di qualità nelle sue azioni, siete ugualmente complici.
Se non pretenderete un cambio di rotta nel sistema culturale, siete complici.
Non bastano le leggi, servono pene certe.
Non bastano le leggi, serve fare un salto qualitativo che si traduce nella possibilità di trasformarci in un paese civile.
Ancora più necessario laddove ci sono donne che, da luoghi di potere, giustificano i reati contro le altre donne.
E questo è tristissimo: finché ci sarà una Palombelli, ci sarà la percezione distorta dei crimini contro le donne ed ogni battaglia dei nostri diritti sarà sempre all’inizio.
mercoledì 15 settembre 2021
PATTO POLITICO SULLE POLITICHE DELLE DONNE E PER LE DONNE
PATTO POLITICO E IMPEGNO DI PROGRAMMA DEL MUNICIPIO XV SULLE POLITICHE DELLE DONNE E PER LE DONNE
L’impegno delle forze sinceramente democratiche per il Municipio XV sulle politiche di genere deve essere un patto con le donne più che un programma.
Ogni territorio cittadino, compreso il nostro Municipio, è storicamente popolato più da donne che da uomini: sono le donne che lo vivono maggiormente, che lo percorrono, che usufruiscono dei servizi, che intessono rapporti e costruiscono comunità. Sono loro che per prime conoscono le difficoltà ed i bisogni del territorio: dai problemi più visibili (sicurezza, scuole, gestione dei parchi, urbanistica, rifiuti, degrado ecc.) ai problemi spesso invisibili che le riguardano, proprio perché donne protagoniste dell’economia della vita quotidiana.
La cittadinanza femminile è sicuramente una storia recente e non ancora veramente compiuta. Dobbiamo recuperare questo ritardo perciò è necessario prendersene cura per arricchirla con la partecipazione delle giovani e giovanissime, delle immigrate, delle anziane, delle disabili. La comunità delle donne deve essere al centro della prospettiva di crescita inclusiva e sostenibile per attuare concretamente il rispetto dei diritti ed il contrasto alla diseguaglianza e alla discriminazione di genere in ogni suo aspetto, ed alla violenza maschile contro le donne in tutte le sue forme.
Attenzione alle donne dunque in tutte le politiche pubbliche, nelle forme concrete di una politica specifica consapevole delle finalità e della spesa pubblica e dei suoi o sue beneficiari (cura del territorio, del verde, della viabilità e delle scuole, servizi sociali e sanitari, prevenzione e contrasto della violenza di genere, introduzione della storia delle donne nelle scuole, salute delle donne attraverso gli studi di medicina generale ed i presidi sanitari), bilancio di genere nell’adozione di documenti di bilancio che analizzino e valutino, in un’ottica di genere, tutte le scelte politiche.
Il
nuovo
Consiglio del
Municipio deve prendersi carico, dal primo giorno di insediamento, di
rianalizzare
e sostenere la creazione di un più
organico
sistema welfare che permetta alle donne di conciliare i tempi
vita-lavoro
affinché il care-giver, affidato esclusivamente alle donne, non sia
l’elemento principale che soffoca le potenzialità femminili, che
impone la scelta obbligata del
licenziamento per
accudire figli e famiglia, che
limita le libertà e le autonomie femminili privando la società di
competenze, di
eccellenze
e dell’impegno
delle donne.
“Nessuna lotta può concludersi vittoriosamente se le donne non vi partecipano a fianco degli uomini. Al mondo ci sono due poteri: quello della spada e quello della penna. Ma in realtà ce n’è un terzo, più forte di entrambi, ed è quello delle donne”. (Malala Yousafzai- Premio Nobel per la Pace)
Stefania De Angelis
Candidata al Consiglio Municipale del Municipio XV
Responsabile delle Politiche di Genere PD XV Municipio
In
collaborazione con Vittoria Tola, Dirigente Nazionale UDI
Seguono
firme a sostegno del documento.
sabato 11 settembre 2021
OLTRE DAFNE
OLTRE DAFNE
Inaugurazione ieri di una bella mostra sulle donne, organizzata all'ex Complesso del Buon Pastore
dall’Udi, a cui sono stata invitata da Vittoria Tola, Dirigente
Nazionale Udi.
Una mostra che è la
rappresentazione per immagini di un secolo di storia al femminile,
storia poco rappresentata nelle scuole e nella politica.
“Oltre Dafne fermare Apollo” è un viaggio che si dipana attraverso materiali d’archivio dell’Udi.
Stazione di partenza è proprio il titolo della mostra, non una domanda ma un’affermazione. Dafne insidiata dallo stalker Apollo, chiede aiuto agli dei per essere “salvata”e viene trasformata in un cespuglio di alloro, mentre Apollo rimane libero di scorrazzare ed insidiare ninfe e donne.
Gli dei dell’Olimpo scelgono di cancellare una identità femminile trasformandola in una cosa inanimata, inamovibile, al contrario Apollo, il predatore, non è stato fermato.
Su questa considerazione, e su tutte le considerazioni delle storie di identità femminili cancellate, dall’Antico Testamento ai testi di letteratura che tutti abbiamo studiato a scuola, dalla storia alle cronache di antica e più recente memoria (da Elena a Paola, da Pia a Lucia, dalla Lupa alle Sabine, da Rebecca a Lucrezia), parte un viaggio da percorrere in un silenzio a tratti ieratico, che deve farci riflettere come è stato lungo un percorso di ottenimento dei diritti e come questo treno ci porta dal passato al presente, agglutinandoci alla consapevolezza che non c’è nessuna stazione d’arrivo ma infinite stazioni di nuove e vecchie lotte per i diritti di genere, che devono ancora essere combattute e che, sopra ogni cosa, occorre riprendere un dialogo serrato con le scuole di ogni ordine e grado perché si racconti la nostra storia e si ricommentino tutti i testi letterari in una lettura di genere.
Parlare di politiche di genere senza conoscere la
storia, senza aver analizzato percorsi letterari ed archivi, è
inutile. La violenza sulle donne, la negazione dei diritti delle donne, in ogni ambito, sono secolari e
poggiano su radici religiose, scientifiche e culturali. Per sradicarne alcune ci sono voluti
decenni ma siamo ancora lì, giardiniere del futuro di tutte e di ciascuna donna, ad attenzionarci su chi ancora butta i semi dell’indifferenza
e della regressione culturale.
giovedì 2 settembre 2021
LA LINGUA SENZA INNOCENZA
LA LINGUA SENZA INNOCENZA
L’uso della lingua non è mai innocente. Il reato di utilizzare impropriamente il linguaggio dovrebbe essere punito per legge, purtroppo non si punisce più neppure a scuola, luogo deputato ad insegnare come esprimere il proprio pensiero.
La lingua non è mai innocente soprattutto nella politica: un aggettivo, un pronome, un solo semplice segno linguistico ci dicono chi siamo, anche in un elaborato che si distingue da altri perché formula proposte interessanti.
Dire ciò che si pensa non equivale al pensare ciò
che si dice. La lingua non è solo la rappresentazione parlata di
esperienze, di fatti, di situazioni e resoconti: esiste una
elaborazione cerebrale che trasforma i simboli in parole e se
parli (e scrivi) male pensi anche male. Non è solo una questione
di ignoranza, di basi linguistiche e grammaticali mancanti, non che
scuola hai fatto o non hai fatto: è la tua identità che dà
vita alle parole, che attua la trasformazione dei simboli
e li colora o scolorisce.
La politica è preparazione e fantasia, promozione del futuro e coraggio. Insieme ci sono le parole attraverso le quali si costruisce o si disattiva la realtà. Quando le parole si usano perché pensate male possono far cessare il funzionamento di un meccanismo.
Emergenza è una delle parole che sbarra la strada, una parola pensata male dietro alla quale ci sono pensieri malevoli perché costruiti da identità malevole.
Ogni anno puntualmente ci ritroviamo con le “emergenze”. Emergenza freddo, caldo, clochard, scuola, disabili, anziani, donne e violenza e altro ancora. E ogni anno puntualmente si costruiscono traballanti “tavoli dei bisogni” che hanno il compito di mettere una pezza su quanto non è stato progettato con un piano a lungo termine. Nel linguaggio politico l’emergenza sostituisce il bisogno di un singolo o di una comunità o di una categoria.
Eppure nella realtà l’emergenza rappresenta qualcosa di improvviso e di tragico, che ci accompagna dalla normalità all’anormalità, dalla regolarità delle cose all’irregolarità, dall’ordinarietà alla straordinarietà: un terremoto, una guerra, una pandemia, un cataclisma e tutto ciò che accade e può nuovamente accadere ma senza una scadenza calendarizzata.
Ecco che viene a
galla che (ci può aiutare una semplice consultazione di un
dizionario) i bisogni in realtà non sono altro che diritti
cancellati e che la trasformazione linguistica da diritto a
bisogno e da bisogno ad emergenza è soltanto un bluff attraverso il
quale la politica (e non solo) trova il suo tornaconto.
L’uso della lingua non è innocente quando le identità dei parlanti/scriventi non sono innocenti.
martedì 31 agosto 2021
TORNARE PARTIGIANI
lunedì 30 agosto 2021
VIRGINIA RAGGI E LA SOLITUDINE DEI NUMERI