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venerdì 24 settembre 2021

LE POLITICHE SOCIALI PRIMA DI OGNI TSUNAMI


Guardiamoci attorno. Due sono le percezioni che abbiamo rispetto alla pandemia. Una è la sensazione che essa sia stata un grande acceleratore di processi, uno fra tutti il bisogno di fare comunità. Costretti a trascorrere la maggior parte del tempo a casa, abbiamo usato i nostri quartieri per ogni necessità: dalla passeggiata con la “complicità” del cane fino alla spesa nei negozi di prossimità, trasformando anche i quartieri “dormitorio”, che hanno ritrovato una funzione ed una funzionalità a misura d’uomo.


L’altra percezione è quella di un vuoto che, considerato in concreto, ha risvegliato il predominio della paura di non riuscire a tornare alla normalità individuale del presente e ad un risveglio collettivo del futuro. 


Guardiamoci attorno. Nonostante gli sforzi di ciascuno e di (quasi) tutti, i nostri quartieri sono spenti. Le saracinesche d
i ormai troppi esercizi commerciali sono abbassate per sempre, con tutto quello che ne consegue in termini di politiche del lavoro ed economiche: non solo i grandi numeri, bensì le famiglie, cioè le persone.
 

Manca poco, pochissimo. Fra breve finirà la stagione dei sostegni e ci ritroveremo in uno tsunami sociale di enormi dimensioni. Terminerà il blocco dei licenziamenti, il blocco degli sfratti e molti saranno costretti a chiedere ai figli di smettere di studiare, attivando così i grandi numeri della dispersione scolastica.

Cosa facciamo oggi per questo futuro prossimo? Cosa stiamo programmando di fare?
 

Facciamo attenzione ai programmi elettorali.

Le politiche sociali saranno il riflettore politico primario e non possiamo trovarci impreparati. 

Velocizzare i tempi di aiuto è l’importanza primaria: la povertà non conosce la misura del tempo. 

Sburocratizzare le modalità di richiesta di aiuto è l’importanza primaria: la povertà non conosce l’educazione servile dei formalismi.


mercoledì 22 settembre 2021

LA SOSTENIBILITA' DELLA PERSONA

LA SOSTENIBILITA' DELLA PERSONA 

 

Per tre italiani su quattro la sostenibilità è un valore che la pandemia non ha sminuito. E’ quanto emerge dai risultati di uno studio dell’Osservatorio Nazionale sullo Stile di Vita Sostenibile curato da LifeGate.

L’indagine ha coinvolto diversi aspetti della sostenibilità legati ai comportamenti corretti: il 45% ha limitato l’uso della plastica, il 25% usa mezzi di trasporto poco inquinanti, il 45% si dice disposto ad acquistare prodotti locali e italiani.

Dunque la sostenibilità è una parola che attraverso buone pratiche sta diventando azione sempre più contagiosa. Ma cos’è davvero la sostenibilità urbana? E come si inserisce in un progetto politico? 

Sostenibilità è riferibile a qualcosa che può essere affrontato attraverso azioni che devono conciliare il presente senza compromettere il futuro. Sostenere, appunto.

Sostenibilità è un senso di responsabilità verso tutte le forme di vita che sono legate alle comunità.

Per questo non possiamo parlare solo di ecologia e di comportamento eco-sostenibile. Oltre alla dimensione ambientale dobbiamo “sostenere” quella sociale, dell’essere umano di oggi nella prospettiva del futuro e delle generazioni future.

La sostenibilità deve essere la definizione del benessere, altrimenti è un filosofeggiare che inutilmente servirà ad agglutinarsi al vivere di tutti e di ciascuno. 

Se la politica dimenticherà di mettere al centro del proprio interesse la persona sarà solo un farneticare di eletti e candidati che hanno imparato a memoria solo un capitolo della lezione della storia del mondo.